Cassazione: abuso del congedo parentale legittima il licenziamento per giusta causa

Una sentenza che rafforza il principio di responsabilità nell’uso dei congedi

Con l’ordinanza n. 24922 del 9 settembre 2025, la Corte Suprema di Cassazione – Sezione Lavoro ha ribadito con chiarezza che l’utilizzo improprio del congedo parentale può giustificare il licenziamento per giusta causa, anche quando l’abuso sia parziale o occasionale.

Un pronunciamento che contribuisce a colmare una zona grigia interpretativa e che richiama l’attenzione delle aziende sulla necessità di vigilare su un ambito spesso trascurato ma potenzialmente critico: l’effettiva coerenza tra motivazione dichiarata e utilizzo concreto dell’assenza.

Il caso: congedo parentale usato per attività estranee all’assistenza

Nel caso esaminato, un lavoratore aveva richiesto un congedo parentale per assistere il figlio, ma aveva invece impiegato il tempo per supportare la moglie nella gestione di uno stabilimento balneare.

Secondo la Corte, tale comportamento è risultato incompatibile con la finalità propria del congedo parentale, come disciplinata dal D.Lgs. 151/2001. Il giudizio è stato netto: l’uso distorto, anche se solo in parte, rappresenta una violazione grave del vincolo fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro, sufficiente a giustificare il licenziamento per giusta causa.

Il congedo parentale: tutela sì, ma con regole precise

Il congedo parentale è uno strumento concepito per tutelare la genitorialità e il diritto del minore a una presenza attiva dei genitori, soprattutto nei primi anni di vita. L’art. 32 del D.Lgs. 151/2001 ne definisce in modo chiaro la finalità: cura e assistenza del figlio.

Qualsiasi utilizzo non conforme – anche solo parzialmente – costituisce abuso, non solo rispetto al contratto di lavoro, ma anche alla ratio della normativa, pensata per tutelare situazioni reali e non per offrire margini di elusione.

L’ordinanza della Cassazione si inserisce in questo quadro, confermando che l’allontanamento dal posto di lavoro per motivi estranei a quelli dichiarati può costituire giusta causa di licenziamento.

Un problema concreto per le imprese: come verificarlo?

Il tema non è solo giuridico, ma anche operativo. Molte aziende si trovano prive di strumenti immediati per verificare l’uso effettivo dei congedi, specie in assenza di controlli strutturati.

In questo scenario, il ruolo delle investigazioni aziendali può diventare uno strumento strategico di tutela, purché attivato in presenza di sospetti concreti e proporzionati.

La giurisprudenza riconosce da tempo la liceità di indagini private in materia di abuso di permessi, congedi o assenze retribuite, a condizione che:

  • siano limitate alla verifica dei fatti dichiarati;
  • rispettino la privacy e la dignità della persona;
  • siano giustificate da elementi oggettivi che facciano sorgere un fondato dubbio.

Abuso e conseguenze: perché tutelare anche il clima aziendale

L’abuso di istituti concepiti per sostenere la famiglia e la genitorialità mina la fiducia reciproca all’interno dell’ambiente di lavoro e può generare:

  • danni economici diretti;
  • malumori tra colleghi;
  • perdita di fiducia nel sistema di welfare aziendale.

Non si tratta solo di far valere un diritto del datore di lavoro, ma anche di tutelare i lavoratori onesti, che fanno uso corretto degli strumenti messi a disposizione dalla legge.

Quando e come attivare accertamenti investigativi

In presenza di comportamenti sospetti, l’accertamento mirato può rappresentare uno strumento utile e legittimo per:

  • verificare l’effettiva destinazione del tempo di congedo;
  • raccogliere elementi probatori solidi prima di agire;
  • evitare decisioni affrettate o contestabili.

Naturalmente, ogni intervento deve avvenire nel rispetto della normativa, con criteri di proporzionalità e discrezione, e affidato a professionisti qualificati.

Un supporto operativo per le imprese

DDS Investigazioni ha maturato una solida esperienza nell’affiancare le imprese e uffici HR in situazioni di questo tipo, conducendo indagini puntuali e riservate nei casi in cui emergono sospetti di abuso dei congedi parentali.

Attraverso indagini riservate, puntuali e perfettamente in linea con le disposizioni normative, supporta i datori di lavoro nell’assumere decisioni basate su dati oggettivi, contribuendo a:

  • prevenire contenziosi;
  • tutelare la reputazione interna ed esterna dell’azienda;
  • difendere il valore dei diritti nel loro significato originario.

L’ordinanza della Cassazione conferma un principio fondamentale: ogni diritto si regge sulla responsabilità di chi ne beneficia.

Il congedo parentale non è un margine di libertà generico, ma uno strumento specifico e vincolato. Le aziende, nel rispetto delle regole, hanno il diritto di verificare che questi strumenti non vengano piegati a usi distorti.