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Investigazioni

Quanto tempo del permesso 104 deve andare davvero al familiare

Un uomo di spalle apre il cancello di una villetta in un pomeriggio di sole, con in mano il sacchetto di una farmacia
Anche la commissione fatta per il genitore è assistenza, e va annotata come il resto.

Per il tempo di assistenza nei permessi 104 la legge non fissa un minimo di ore, e la Cassazione lo ha ripetuto nel maggio 2026; quel tempo però deve servire in modo chiaro ai bisogni del familiare, commissioni comprese, e quando un accertamento documenta che gliene sono andati 84 minuti su 480 il licenziamento regge fino all'ultimo grado.

Tra giugno e luglio chi organizza i turni si accorge che certe richieste cambiano forma; i permessi della legge 104 non arrivano più a giornata intera ma a mezza giornata, quasi sempre il pomeriggio e spesso il venerdì, in modo che il fine settimana si allunghi senza toccare le ferie. In sé non c'è nulla di irregolare, posto che i permessi si possono frazionare in ore e che un genitore disabile ha bisogno di assistenza anche d'estate. Il dubbio però viene, e il responsabile del personale finisce per chiederci quanto tempo di quel pomeriggio il dipendente dovrebbe passare con il familiare.

Un numero, nella legge, non c'è. La risposta della Cassazione è più articolata, ed è arrivata da poco con un'ordinanza che riguarda, guarda caso, due venerdì pomeriggio di luglio.

Due venerdì di luglio e 84 minuti su 480

Nel 2023 un autista e magazziniere aveva chiesto due permessi pomeridiani, per il 7 e il 14 luglio, per assistere la madre disabile. Dagli accertamenti investigativi disposti dall'azienda risultava che in quei due pomeriggi il lavoratore aveva dedicato alla madre 30 minuti il primo giorno e 38 il secondo, passando il resto del tempo a casa propria o in attività che con l'assistenza non avevano a che fare. Licenziato il 6 settembre 2023, ha perso davanti al Tribunale e alla Corte d'appello di Torino, che gli hanno fatto notare che non aveva provato nemmeno un'assistenza indiretta, come una pratica sbrigata o una spesa fatta per la madre.

In Cassazione la difesa ha messo in campo l'anzianità di servizio, la mancanza di dolo, i tempi di percorrenza e soprattutto l'accusa ai giudici di aver fatto un calcolo soltanto aritmetico. Con l'ordinanza n. 13155 del 7 maggio 2026 la Sezione lavoro ha confermato il licenziamento, ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e ha condannato il lavoratore, oltre alle spese, a pagare duemila euro all'azienda e altri duemila alla Cassa delle ammende.

Non serve il cronometro, ma il tempo deve servire al familiare

Di fatto la Corte ha dato ragione al lavoratore sul principio e torto sui fatti. Riprendendo le sue decisioni precedenti, ha ricordato che l'articolo 33 della legge 104 prevede «permessi giornalieri (tre al mese), e non su base oraria o cronometrica», che assistere non significa stare sempre accanto al disabile e che conta anche lo svolgimento di «incombenze amministrative, pratiche o di qualsiasi genere, purché nell'interesse del familiare assistito». Nessuno pretende, insomma, che chi ha chiesto un pomeriggio resti quattro ore seduto in salotto con la madre.

Quello che la Corte chiede è una «chiara ed inequivoca funzionalizzazione del tempo liberato dall'obbligo della prestazione di lavoro» ai bisogni della persona assistita, e la valuta il giudice caso per caso, senza automatismi. A Torino quella funzione mancava. Il lavoratore aveva dedicato alla madre «solo il 17,5% del tempo di permesso richiesto», e un beneficio per lei, anche marginale, non era stato accertato.

Qualcuno leggerà in quella percentuale una soglia. Sarebbe un errore, e lo mostra un'altra decisione della stessa Sezione di poco più di un anno prima.

La bicicletta da corsa e la metà del permesso

In una causa arrivata dalla Corte d'appello di Brescia, il dipendente di una società per azioni usufruiva di due ore di permesso, dalle 13 alle 15, per assistere la madre. Un'agenzia investigativa lo ha osservato in sei giornate tra il 20 gennaio e il 4 marzo 2022, e la scena si è ripetuta ogni volta; rientrava a casa verso le 13, dopo circa un'ora usciva in bicicletta da corsa con scarpette, guanti, casco e occhiali e tornava verso le 17. Per i giudici d'appello il lavoratore «utilizzava metà del permesso per poter compiere il solito giro in bicicletta da corsa», con una condotta che già il primo giudice aveva definito disinvolta, e la Cassazione, con l'ordinanza n. 2157 depositata il 30 gennaio 2025, ha respinto il suo ricorso.

Metà, dunque, e non un sesto. Eppure il licenziamento ha retto, avendo pesato la ripetizione degli episodi e il fatto che quell'ora andasse a esigenze di puro svago; le percentuali servono a descrivere un comportamento ma non bastano a giudicarlo, e conta che cosa il lavoratore fa nel tempo che l'azienda gli paga senza che lavori, e se lo fa una volta o tutte le settimane.

Al lavoratore che chiedeva di non utilizzare le osservazioni la Corte ha anche risposto che l'articolo 4 dello Statuto, quello sui controlli con strumenti tecnologici, non opera quando il controllo è affidato a un'agenzia investigativa. Diverso è il localizzatore montato sull'auto aziendale, che da solo non prova nulla, come si è visto nel caso Coop sul GPS e i permessi 104.

Come si documenta il tempo dedicato all'assistenza

I trenta e i trentotto minuti di Torino, a pensarci, non sono una stima. Sono il risultato di un'osservazione che ha annotato quando il lavoratore è entrato dalla madre e quando ne è uscito, e che ha seguito il resto del pomeriggio quanto bastava per dire dove fosse; senza quegli orari la difesa avrebbe sostenuto che l'assistenza era proseguita altrove o più tardi, e il giudice si sarebbe trovato a scegliere tra due versioni. Quando un'azienda ci affida una verifica sui permessi a ore l'osservazione copre tutta la fascia del permesso, comincia un po' prima e finisce un po' dopo, e nella relazione gli orari sono riportati al minuto accanto alle fotografie.

Chi improvvisa tende a dimenticare una cosa. Se il dipendente si ferma in farmacia, fa la spesa e la porta alla madre o passa in un ufficio per una sua pratica, quella è assistenza, e va scritta nella relazione con la stessa cura del giro in bicicletta, posto che la Cassazione la conta e che un giudice si fida di più di un accertamento che riporta anche ciò che va a favore del lavoratore.

Quanto alle giornate da osservare, i due casi dicono che un numero fisso non serve. A Torino ne sono bastate due, a Brescia ne sono state documentate sei, e in entrambi i giudici hanno potuto parlare di condotta ripetuta; la misura la dà il sospetto da cui si parte, come abbiamo spiegato nella guida su come si accerta l'abuso dei permessi della legge 104.

Le dieci ore annue che la legge 106 del 2025 riconosce ai lavoratori con malattie gravi sono un'altra cosa, riguardano le cure del lavoratore stesso e con il tempo dedicato al familiare non c'entrano.

Per chi in queste settimane si trova davanti a una fila di venerdì pomeriggio, il consiglio è di partire dalle date dei permessi degli ultimi mesi e dalle eventuali segnalazioni, senza mandare un collega a dare un'occhiata e senza chiedere al dipendente conto delle condizioni del familiare, che non sono affare dell'azienda. Un permesso a ore attaccato al fine settimana, da solo, non dice nulla. Se accanto a quelle date c'è un fatto concreto, un accertamento nell'ambito delle investigazioni aziendali può misurare quei pomeriggi con la stessa precisione che a Torino ha permesso di contare 84 minuti su 480.

Domande frequenti

Con i permessi 104 a ore quanto tempo bisogna stare con il disabile?
Un minimo fissato dalla legge non esiste e la Cassazione esclude le misurazioni a cronometro, ma il tempo del permesso deve servire in modo evidente ai bisogni del familiare; valgono anche la spesa, la farmacia e le pratiche sbrigate per lui.
Si può essere licenziati se solo una parte del permesso 104 va ad altro?
Può succedere quando l'uso estraneo è sistematico. Nel 2025 la Cassazione ha confermato il licenziamento di un dipendente che, in sei giornate, passava una delle due ore di permesso in bicicletta da corsa.
L'azienda può far controllare chi prende i permessi il venerdì pomeriggio?
Il calendario delle richieste da solo non basta, serve un sospetto concreto; quando c'è, l'azienda può incaricare un'agenzia investigativa autorizzata di osservare in luoghi pubblici come viene usato il permesso, senza alcuna indagine sulla salute del familiare.

Su questo tema DDS svolge attività dedicate. Trova il servizio in Abuso dei permessi Legge 104.

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