La voce del capo non basta più, deepfake e frodi ai vertici aziendali
Il caso Fideuram mostra che la frode con voce clonata non sfrutta falle informatiche ma procedure deboli. Come nasce l'attacco e quali contromisure servono davvero.

Nella sua rubrica Il Dazebao della Security, pubblicata su S News, l’esperto di sicurezza aziendale Cristian Re invita a guardare la sicurezza da una prospettiva insolita: quella dell’“in-sicurezza”.
Non la sicurezza come insieme di muri, telecamere e procedure visibili, ma come condizione di equilibrio che si percepisce soprattutto nella sua assenza: quando non accade nulla di dannoso, quando l’organizzazione continua a funzionare senza interruzioni, quando il rischio non si manifesta perché è stato prevenuto.
Il parallelo con l’arte contemporanea – l’opera immateriale di Salvatore Garau o la filosofia taoista del vuoto che rende utile il pieno – aiuta a capire che la vera sicurezza è spesso invisibile. Non è ciò che si mostra, ma ciò che silenziosamente protegge. Re ci ricorda che parlare di sicurezza non significa inseguire un ideale assoluto, ma riconoscere la fragilità dei sistemi e lavorare ogni giorno per ridurre spazi di vulnerabilità.
Questa riflessione è preziosa per chiunque abbia responsabilità d’impresa. Perché se è vero che la sicurezza totale non esiste, è altrettanto vero che le crepe organizzative, le procedure incoerenti o i controlli assenti sono immediatamente percepibili dall’esterno. Clienti, partner, fornitori e persino potenziali aggressori colgono in fretta quando un’azienda comunica solidità e quando, al contrario, lascia trasparire incertezza e disattenzione. La percezione della sicurezza non è un dettaglio estetico: è parte integrante della reputazione aziendale.
In questo senso, la prospettiva offerta da Re dialoga con l’esperienza della Divisione Compliance di DDS, che da anni accompagna le imprese nella valutazione e nel rafforzamento dei propri sistemi di protezione. Alla tradizionale attività investigativa, DDS ha infatti affiancato una divisione dedicata esclusivamente alla consulenza in materia di compliance e sicurezza dei siti produttivi. La pratica delle indagini ha insegnato che non basta accertare condotte illecite: serve prevenire, consolidare, strutturare.
È qui che la “teoria dell’in-sicurezza” trova una traduzione operativa. La Divisione Compliance interviene quando un’azienda, dopo aver risolto criticità con indagini mirate, vuole evitare che gli stessi fenomeni si ripresentino, ma anche quando non vi sono estremi per un’attività investigativa e tuttavia emergono lacune organizzative già generatrici di danni o inefficienze. La valutazione delle vulnerabilità dei siti produttivi, l’analisi delle procedure interne, il supporto agli Organismi di Vigilanza ex D.Lgs. 231/2001, la definizione di protocolli e policy: tutte queste attività concorrono a trasformare il rischio latente in un’occasione di crescita organizzativa.
Il messaggio è chiaro: l’“in-sicurezza” di cui parla Cristian Re non è solo un concetto teorico. È una realtà che ogni azienda vive quotidianamente, spesso senza rendersene conto.
La domanda diventa allora inevitabile: quanto la mia organizzazione è sicura, e quanto appare sicura agli occhi di chi la osserva dall’esterno?
Solo chi ha il coraggio di porsi questa domanda e di affrontarla con metodo può costruire quel vuoto protettivo che, come nell’arte, rende davvero utile ciò che riempie.
Su questo tema DDS svolge attività dedicate. Trova il servizio in Compliance e modello 231.
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