Quando il doppio lavoro e le assenze giustificano il licenziamento
Il doppio lavoro non è sempre vietato, ma diventa giusta causa di licenziamento se fa concorrenza o si svolge in malattia. Cosa dice la legge e come si prova.

Un ente pubblico che sospetta che alcuni dipendenti facciano timbrare il cartellino da altri o si allontanino durante il servizio non deve aspettare la magistratura; può verificare i fatti con i propri uffici e, quando servono competenze e indipendenza, affidare accertamenti mirati a investigatori privati autorizzati, rispettando le procedure di acquisto pubbliche e la normativa sulla protezione dei dati.
Il servizio del TGR Piemonte sull'inchiesta che ha coinvolto la ASL TO4, l'azienda sanitaria che gestisce gli ospedali di una vasta area del Canavese, ha fatto il giro delle redazioni per la gravità delle accuse, e a noi ha riportato alla mente una domanda che gli enti pubblici si fanno di rado, cioè se per verificare il comportamento dei propri dipendenti debbano per forza aspettare che arrivi la magistratura.
L'indagine della Procura di Ivrea, condotta dalla Guardia di Finanza, riguarda secondo quanto riportato dai giornali un intreccio di appalti pilotati, favoritismi interni e assenteismo dei dirigenti. Le ipotesi dell'accusa, che dovranno essere verificate nel corso del procedimento e che non possono essere date per accertate nei confronti di nessuno, parlano di reparti in cui i pazienti sarebbero stati sedati di notte per far dormire il personale, di primari e dirigenti che avrebbero fatto timbrare il cartellino da altri risultando presenti mentre si trovavano dal parrucchiere, dall'estetista o sul campo da golf, e di concorsi interni truccati con coperture reciproche tra i vertici sanitari.
Sarà il processo a stabilire che cosa sia davvero successo. Quello che si può dire fin da ora, senza entrare nel merito delle singole posizioni, riguarda il modo in cui episodi del genere vengono di solito alla luce.
Il badge è nato per rendere trasparente la presenza in servizio, ma il sistema di rilevazione registra soltanto che una tessera è passata nel lettore e non dice niente su chi la teneva in mano né su dove sia andato dopo. I cosiddetti furbetti del cartellino nascono qui, e in un ospedale un'uscita non autorizzata o una timbratura falsa non sono soltanto un costo per l'amministrazione, perché possono tradursi in un danno concreto per i pazienti. Al fenomeno, visto soprattutto dal lato delle aziende private, abbiamo dedicato un articolo sulla falsificazione delle presenze e le false timbrature.
Il punto debole, negli enti pubblici, è che gli uffici interni incaricati della vigilanza spesso non hanno né le competenze né l'autonomia per indagare a fondo, specie quando il comportamento da verificare si svolge fuori dagli uffici e coinvolge chi sta più in alto nella gerarchia. Così le irregolarità emergono dopo mesi o anni, quando la magistratura apre un fascicolo e i fatti finiscono sui giornali. A quel punto all'ente non resta che avviare i procedimenti disciplinari e valutare se costituirsi parte civile, con il danno ormai fatto.
Per il dipendente pubblico la legge è molto più severa che nel privato. La falsa attestazione della presenza in servizio è un reato specifico, previsto dall'articolo 55-quinquies del decreto legislativo 165 del 2001, e comporta il licenziamento disciplinare secondo l'articolo 55-quater dello stesso decreto; quando la falsa attestazione è accertata in flagranza, oppure attraverso strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi e delle presenze, scatta anche la sospensione cautelare senza stipendio, da disporre entro quarantotto ore. Del reato risponde, è bene ricordarlo, anche il collega che timbra al posto dell'assente.
Sono regole pensate per agire in fretta. Proprio per questo, però, richiedono che l'accertamento sia fatto bene, con date, orari e circostanze documentate, perché una contestazione costruita su un sospetto o su una voce di corridoio espone l'amministrazione a un contenzioso che rischia di perdere.
L'articolo 134 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e il decreto ministeriale 269 del 2010 disciplinano l'attività degli investigatori privati autorizzati dalla Prefettura, e nulla impedisce che lavorino per conto di un ente pubblico. L'amministrazione può affidare loro, con le ordinarie procedure di acquisto, verifiche mirate su sospetti di assenteismo o di false attestazioni della presenza, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati, e le relazioni che ne derivano, confermate dalla testimonianza dell'investigatore, possono essere usate nei procedimenti disciplinari e messe a disposizione dell'autorità giudiziaria.
In concreto si tratta di verifiche documentali, di osservazioni dirette in luoghi pubblici e di controlli discreti sugli orari, da incrociare con i dati delle timbrature, e il lavoro non sostituisce quello della magistratura ma viene prima, in modo riservato. Perché sia legittimo serve quello che serve anche in un'azienda privata, cioè un interesse preciso dell'ente da tutelare, che qui è la corretta prestazione del servizio pagato con denaro pubblico, e un sospetto concreto, basato su elementi oggettivi, che quell'interesse sia stato leso. I limiti che la Cassazione ha fissato per i controlli sui dipendenti li abbiamo riassunti parlando di quando sono ammesse le indagini sui dipendenti.
Un controllo esterno e indipendente non danneggia il dipendente che lavora correttamente, che anzi è il primo a subire il malcontento e il sospetto generati da chi si allontana col badge timbrato da altri. Capita anche che l'accertamento smentisca il sospetto, e un ente che può dimostrarlo con una relazione in mano chiude la questione meglio di quanto farebbe con un'indagine interna fatta da colleghi dello stesso reparto. Il consiglio, per un ente, è di scegliere un'agenzia che conosca sia il diritto del lavoro pubblico sia le regole sul trattamento dei dati, e di scrivere già nell'atto di affidamento quale sia il sospetto e quali giornate si vogliono verificare, perché è la prima cosa che verrà chiesta se il dipendente impugnerà il provvedimento.
Su questo tema DDS svolge attività dedicate. Trova il servizio in Corporate Security.
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