Investigazioni

Telecamere nascoste contro i furti dei dipendenti, quando la ripresa regge in tribunale

Banco di lavorazione dei resi in un magazzino con scatoloni aperti e una piccola telecamera su uno scaffale
Nell'area resi la merce esce dai flussi ordinari ed è lì che spesso sparisce.

Le telecamere nascoste per scoprire i furti dei dipendenti sono ammesse dalla giurisprudenza italiana ed europea come controllo difensivo, purché nascano da un fondato sospetto che l'azienda sappia dimostrare, durino il tempo strettamente necessario, stiano lontane da spogliatoi e servizi e restino proporzionate allo scopo; se manca una di queste condizioni il licenziamento rischia di essere annullato anche quando il furto si vede benissimo.

La telecamera comprata online e nascosta in reparto

Quando un'azienda scopre un ammanco di merce, la tentazione di risolvere da sé è forte, e a volte qualcuno ci ha già pensato prima ancora di chiamarci, comprando una telecamera e nascondendola in un reparto come si vede nei film. Il guaio è che quella ripresa, se viene fatta senza aver prima documentato il sospetto, senza limiti di tempo e di luogo e senza una relazione che ricostruisca i fatti, rischia di trasformarsi in un boomerang, con il furto evidente sullo schermo e il licenziamento annullato in tribunale. Dei segnali che dovrebbero mettere in allarme, e dei settori più esposti, abbiamo parlato nell'articolo sui furti in azienda e i dipendenti disonesti; qui ci interessa il passo successivo.

Non è un rischio teorico. Con l'ordinanza n. 16214 del 25 maggio 2026 la Cassazione è tornata su una vicenda in cui la Corte d'appello aveva dichiarato illegittimo il licenziamento di una dipendente di supermercato, ripresa dalle telecamere che un'agenzia investigativa aveva installato per vuoti inventariali, perché riteneva non provate le circostanze concrete da cui il sospetto era nato; la causa, come ha spiegato lo Studio Cerbone commentando l'ordinanza, è stata rinviata per una nuova valutazione delle altre prove.

Cosa dicono la Cassazione e la Corte europea sui controlli difensivi

L'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori consente gli impianti audiovisivi per esigenze organizzative, di sicurezza del lavoro e di tutela del patrimonio soltanto con un accordo sindacale o con l'autorizzazione dell'Ispettorato, e con un'adeguata informazione ai lavoratori. La giurisprudenza distingue però questi controlli generali, che riguardano tutti, dai controlli difensivi in senso stretto, diretti ad accertare illeciti specifici commessi da singoli lavoratori, che la Cassazione, con la sentenza n. 25732 del 2021, considera estranei al perimetro dell'articolo 4 quando scattano dopo che è sorto un fondato sospetto.

Il fondato sospetto, però, va provato. Con la pronuncia n. 18168 del 2023 la Cassazione ha ribadito che tocca al datore di lavoro prima allegare e poi dimostrare le circostanze da cui il sospetto è nato, e che senza questa prova le immagini rischiano di essere considerate acquisite in modo illecito; è esattamente il punto su cui era caduto il licenziamento della dipendente del supermercato.

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza López Ribalda contro Spagna del 17 ottobre 2019, ha ritenuto compatibile con il diritto alla vita privata la videosorveglianza occulta di alcune cassiere sospettate di furti, dando peso alla gravità e alla concretezza dei sospetti, alla durata limitata delle riprese e alla mancanza di misure alternative che fossero altrettanto efficaci, come riporta la scheda pubblicata da Certifico.

Merce che spariva nell'area resi di un magazzino

In un'azienda di logistica la merce restituita dai clienti finali seguiva un percorso tutto suo; un gruppo di operatrici la apriva e la controllava prima di smistarla verso il magazzino o verso altre destinazioni, e proprio su quella merce l'azienda registrava differenze sempre più rilevanti. Un reso danneggiato o incompleto non desta sospetti e sfugge, per sua natura, ai controlli ordinari.

Le telecamere sono state installate in modo mirato e per un tempo limitato nell'area in cui i resi venivano lavorati, e hanno mostrato che alcune operatrici, dopo averli gestiti, si appropriavano degli oggetti. Otto persone sono state licenziate per giusta causa. Provvedimenti disciplinari sono arrivati anche per tre responsabili e per un funzionario, chiamati a rispondere di quello che accadeva in un reparto che avrebbero dovuto controllare.

Come si lavora perché le immagini valgano in giudizio

Il lavoro comincia prima di accendere qualsiasi apparecchio, raccogliendo e conservando gli elementi da cui nasce il sospetto, che siano differenze inventariali, segnalazioni circostanziate o anomalie che si ripetono, dal momento che sono proprio quelli che l'azienda dovrà mostrare al giudice se il dipendente contesta le riprese. I punti di ripresa si scelgono in modo che inquadrino l'attività sospetta e non le persone in quanto tali, e la durata è il tempo strettamente necessario a verificare il sospetto, senza trasformare l'accertamento in una sorveglianza generalizzata del modo in cui la gente lavora; spogliatoi, servizi igienici e locali di riposo restano esclusi sempre, dato che lì la riservatezza delle persone prevale su qualunque esigenza di tutela del patrimonio.

Il grosso del lavoro, diciamo, viene dopo. Le registrazioni vanno selezionate conservando soltanto gli episodi rilevanti, descritte in una relazione e custodite in modo da poterne dimostrare l'integrità, e l'investigatore che le ha raccolte deve essere disponibile a confermarne il contenuto come testimone.

Ai responsabili sanzionati, nel caso dell'area resi, le aziende di solito non pensano quando ci chiamano; eppure un furto sistematico raramente è opera di una sola persona e quasi mai si regge senza qualche disattenzione di chi doveva controllare, e un accertamento condotto bene finisce per raccontare qualcosa anche dell'organizzazione. A volte racconta soltanto quella. Ci è capitato di verificare un reparto sospettato e di scoprire che le differenze inventariali nascevano da errori di registrazione o da un processo disegnato male, e saperlo ha permesso all'azienda di correggere il processo senza avvelenare il clima con sospetti verso persone che lavoravano onestamente.

Domande frequenti

Si possono mettere telecamere nascoste in azienda per scoprire chi ruba?
Si possono usare come controllo difensivo, dopo che è nato un sospetto fondato su elementi concreti, per un periodo limitato e mai in spogliatoi, bagni o locali di riposo.
Il video di una telecamera nascosta basta per licenziare un dipendente?
Basta se le immagini sono state raccolte in modo legittimo. L'azienda deve però dimostrare da quali circostanze è nato il sospetto, altrimenti il giudice può considerarle inutilizzabili.
Il responsabile di reparto può essere sanzionato per i furti dei suoi sottoposti?
Può ricevere un provvedimento disciplinare per negligenza se ha trascurato i controlli che gli spettavano, anche senza aver partecipato ai furti, con una sanzione commisurata al suo ruolo e alla gravità dell'omissione.

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