Investigazioni aziendali

Concorrenza sleale e storno di dipendenti

Clienti che cambiano fornitore all'improvviso, dipendenti chiave che se ne vanno tutti verso la stessa azienda, prodotti che somigliano troppo a quelli dell'azienda. Sono segnali che meritano una verifica prima di agire in giudizio.

Concorrenza sleale e storno di dipendenti

Quando un concorrente agisce in modo sleale?

Si ha concorrenza sleale quando un'impresa sottrae clienti, personale o conoscenze a un'altra con mezzi contrari alla correttezza professionale, e i casi più delicati nascono quasi sempre dall'interno, da ex dipendenti, agenti o soci che portano con sé contatti e informazioni riservate. DDS Investigazioni, istituto investigativo autorizzato, lavora per aziende e studi legali che devono dimostrare lo sviamento della clientela, lo storno di dipendenti o l'uso indebito di segreti commerciali, ricostruendo con metodi leciti i collegamenti tra persone e società e consegnando una relazione su cui il legale può fondare l'azione cautelare o la causa di merito.

Le forme più frequenti

L'art. 2598 del codice civile considera atti di concorrenza sleale, tra gli altri, quelli contrari ai principi della correttezza professionale e idonei a danneggiare l'azienda altrui. Nella pratica le situazioni ricorrenti riguardano lo sviamento della clientela da parte di chi ha lasciato l'azienda, lo storno organizzato di personale qualificato, l'uso di listini, offerte e anagrafiche portate via in modo scorretto e la riproduzione di prodotti o segni distintivi. Le informazioni aziendali riservate che hanno valore economico e sono protette da misure adeguate godono inoltre della tutela dei segreti commerciali prevista dagli artt. 98 e 99 del D.Lgs. 30/2005, mentre quando il problema è un prodotto che imita il marchio o le soluzioni tecniche dell'azienda si entra nel campo della contraffazione di marchi e prodotti.

Il patto di non concorrenza e l'obbligo di fedeltà

Finché il rapporto è in corso, l'art. 2105 c.c. vieta al dipendente di trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro e di divulgarne le informazioni, e la violazione di questo obbligo rientra nelle indagini su infedeltà aziendale e doppio lavoro. Dopo la cessazione vale invece il patto di non concorrenza disciplinato dall'art. 2125 c.c., che per essere valido deve risultare da atto scritto, prevedere un corrispettivo ed essere limitato per oggetto, tempo e luogo; in presenza di un patto valido l'azienda può chiederne il rispetto, la penale e il risarcimento, purché dimostri per chi lavora oggi quella persona, con quale ruolo e verso quali clienti, come descritto nella pagina sulla violazione del patto di non concorrenza.

Come si raccolgono le prove della concorrenza sleale?

L'indagine combina osservazioni sul campo, che documentano incontri, presenze presso clienti e attività svolte per il concorrente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, con ricerche su società, cariche, partecipazioni e rapporti commerciali tratte da fonti lecite e, quando è utile, con acquisizioni presso clienti o fornitori. Non si accede a dispositivi, caselle di posta o archivi altrui e non si usano strumenti invasivi; ciò che si cerca sono fatti verificabili, collocati nel tempo e attribuibili a persone precise. Il risultato è una relazione che ricostruisce i fatti e i legami tra le persone coinvolte, impostata insieme al legale dell'azienda in vista del ricorso cautelare, dove la rapidità conta, o del giudizio ordinario.

Domande frequenti

Come si dimostra lo sviamento di clientela?

Dipende dal modo in cui è avvenuto, ma occorre in ogni caso documentare che i clienti sono stati contattati o serviti dal concorrente attraverso condotte scorrette, per esempio grazie a informazioni riservate o all'opera di ex dipendenti e agenti. L'indagine ricostruisce questi contatti e i collegamenti tra le persone e le società coinvolte.

Lo storno di dipendenti è sempre illecito?

No. Assumere personale di un concorrente è di per sé lecito, ma la Corte di cassazione ha più volte affermato che diventa concorrenza sleale quando avviene con modalità scorrette e con l'intento di disgregare l'organizzazione altrui. L'indagine aiuta a capire se esistono questi elementi, per esempio contatti mirati, tempi coordinati o uso di informazioni riservate.

Cosa fare se un ex dipendente viola il patto di non concorrenza?

Dipende anzitutto dalla validità del patto, che va verificata con il legale. Prima di agire serve poi la prova della violazione, cioè l'attività svolta, il datore di lavoro attuale e l'ambito territoriale, che l'indagine raccoglie con osservazioni e ricerche lecite. Ne parliamo nella pagina sulla violazione del patto di non concorrenza.

Le prove raccolte da un investigatore valgono in un ricorso cautelare?

Sì. La relazione di un istituto investigativo autorizzato può essere prodotta nel ricorso cautelare e nel giudizio di merito, e gli investigatori possono confermare come testimoni i fatti osservati. Il giudice ne valuta l'attendibilità, che dipende dalla precisione con cui fatti, date e luoghi sono documentati e dalla liceità dei metodi usati.

Prima di decidere, facciamo chiarezza.

Un primo confronto, gratuito e riservato, serve a capire se e come un'attività investigativa può essere utile nel suo caso.