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Investigazioni

Il fornitore più caro che vince sempre e il sospetto di corruzione tra privati

Due persone con i carrelli in una corsia di supermercato si passano con discrezione una busta
Di rado il denaro passa direttamente dalle mani del fornitore a quelle del buyer.

Se un'azienda continua a comprare da un fornitore più caro e nessuno sa spiegare davvero il motivo, il sospetto di corruzione tra privati nell'ufficio acquisti è legittimo; il reato è previsto dall'articolo 2635 del codice civile, punisce allo stesso modo chi prende e chi paga, e si accerta quasi sempre ricostruendo i rapporti personali che stanno dietro la scelta del fornitore, posto che il denaro raramente passa in modo diretto dall'uno all'altro.

Una differenza di prezzo troppo piccola per allarmare qualcuno

Un'azienda non riusciva a capire come mai, per una certa categoria di forniture, finisse sempre per lavorare con lo stesso operatore, sebbene un concorrente offrisse condizioni leggermente migliori. La differenza era lieve, abbastanza piccola da passare inosservata nella singola trattativa e abbastanza grande da diventare una cifra importante una volta moltiplicata per i volumi di un anno e per più esercizi.

L'ufficio acquisti aveva sempre giustificato quella preferenza con ragioni plausibili, dall'affidabilità delle consegne alla consuetudine del rapporto, e proprio perché erano plausibili nessuno le aveva mai messe in discussione.

L'accertamento ha mostrato che un responsabile dell'ufficio acquisti riceveva somme di denaro. Gliele consegnava, tra gli scaffali di un supermercato, una donna molto vicina al titolare del fornitore e del tutto estranea all'azienda, che si comportava come se fosse l'incontro casuale tra due conoscenti.

Cosa prevede l'articolo 2635 del codice civile

L'articolo 2635 del codice civile punisce amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori, e in generale chiunque eserciti funzioni direttive in una società o in un ente privato, quando sollecitano o ricevono, anche per interposta persona, denaro o altre utilità non dovute per compiere od omettere un atto in violazione dei loro obblighi d'ufficio o di fedeltà. La pena è la reclusione da uno a tre anni, che per chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di questi soggetti arriva fino a un anno e sei mesi, e chi corrompe è punito con le stesse pene di chi si lascia corrompere.

L'inciso sull'interposta persona descrive, di fatto, quello che vediamo quasi sempre. Chi corrompe sa bene che un rapporto diretto con il dipendente lascerebbe tracce, e allora si serve di qualcuno che non ha alcun ruolo formale e sceglie luoghi frequentati e anonimi, dove un incontro di pochi minuti non attira l'attenzione di nessuno; un ufficio o un'automobile, al confronto, sono posti molto più rischiosi.

Dal 2019 il reato è procedibile d'ufficio e non serve più la querela della società. Nella pratica, però, è quasi sempre l'azienda danneggiata la prima che può far emergere la vicenda, e per portarla all'attenzione della Procura deve essere in grado di documentarla, visto che una denuncia fondata soltanto su un'impressione commerciale difficilmente arriva lontano.

I segnali di un buyer infedele

Un fornitore che vince sempre, anche quando le sue condizioni sono di poco peggiori, è il campanello più evidente, soprattutto se a sostenerlo ci sono motivazioni qualitative difficili da verificare; spesso lo si ritrova in gare o richieste di offerta formalmente aperte, con capitolati scritti però in modo da calzare a un solo operatore e a nessun altro.

Accanto a un fornitore così, quasi sempre, c'è un dipendente che lo difende con insistenza e scoraggia qualunque confronto con le alternative, magari con un tenore di vita che non si concilia con lo stipendio o con regali, viaggi e favori di cui nessuno conosce l'origine. I rapporti personali tra lui e qualcuno vicino al fornitore a volte saltano fuori per caso, da una fotografia o da una conversazione tra colleghi.

Presi uno per uno, questi elementi non provano niente. Ci è capitato di verificare situazioni in cui la preferenza per un fornitore più caro aveva ragioni concrete, come una qualità del servizio che nessuno si era mai preso la briga di mettere per iscritto, e anche quello è un risultato utile, dal momento che l'azienda può confermare la propria scelta sapendo perché la fa e chiudere la questione senza aver accusato nessuno.

Come si documenta un accordo tra buyer e fornitore

Il lavoro parte di solito dalle carte, cioè dal confronto tra prezzi, volumi, tempi e modalità di aggiudicazione, e passa alla ricerca dei legami tra le persone coinvolte, condotta su fonti aperte e lecitamente accessibili; quando quei legami ci sono, si osservano in luoghi pubblici i contatti tra il dipendente e il fornitore o chi agisce per lui. È questa osservazione, riportata in una relazione che dice con precisione quando e dove ogni incontro è avvenuto, a trasformare un sospetto commerciale in un fatto che l'azienda può contestare e, se lo ritiene, denunciare.

Gli errori più pesanti li vediamo quando l'azienda prova a fare da sola. Entrare nella posta personale del dipendente, installargli programmi di monitoraggio sul telefono o procurarsi informazioni da banche dati riservate sono condotte illecite, che espongono chi le commissiona a responsabilità penali e che per giunta rendono spesso inutilizzabile tutto il materiale raccolto, con il risultato di perdere proprio la tutela che si cercava. Sono gli stessi limiti che abbiamo descritto parlando del controllo del computer del dipendente, e valgono allo stesso modo quando il sospetto riguarda un caso di infedeltà aziendale o di storno di dipendenti.

Il licenziamento del buyer e i rischi per chi paga

Sul piano del rapporto di lavoro non occorre aspettare il processo penale. La violazione dell'obbligo di fedeltà previsto dall'articolo 2105 del codice civile giustifica di regola il licenziamento per giusta causa, indipendentemente da come finirà il procedimento, e apre la strada alla richiesta di risarcimento del danno, a condizione che i fatti siano provati con rigore.

Un'ultima avvertenza riguarda chi sta dall'altra parte del tavolo. La corruzione tra privati è anche un reato presupposto della responsabilità degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001, e l'azienda del fornitore che paga rischia a sua volta conseguenze pesanti; un modello organizzativo fatto sul serio dovrebbe prevedere controlli proprio sulle relazioni con clienti e fornitori, in entrambe le direzioni.

Domande frequenti

Cosa si intende per corruzione tra privati?
È il reato dell'articolo 2635 del codice civile, che colpisce chi in una società o in un ente privato accetta denaro o altri vantaggi per venire meno ai propri obblighi, e con la stessa pena chi glieli offre o li versa.
Un buyer che prende soldi da un fornitore può essere licenziato per giusta causa?
Può esserlo, perché tradisce l'obbligo di fedeltà verso l'azienda, e il licenziamento non deve attendere l'esito del processo penale. Servono però fatti documentati con precisione, con date, luoghi e persone.
Per denunciare la corruzione tra privati serve la querela dell'azienda?
Dal 2019 non serve più, il reato si persegue d'ufficio. Nella realtà la Procura ne viene a conoscenza quasi sempre grazie alla società danneggiata, attraverso una denuncia che contenga elementi concreti e verificabili.

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