Dal caso ASL TO4 una lezione per la pubblica amministrazione

L’articolo nasce dal servizio trasmesso dal TGR Piemonte sull’inchiesta che ha coinvolto la ASL TO4, l’azienda sanitaria che gestisce gli ospedali di una vasta area del Canavese.
L’indagine della Procura di Ivrea, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato alla luce un sistema complesso di appalti pilotati, favoritismi interni e assenteismo dirigenziale.

Nel servizio vengono citati episodi gravissimi:

  • reparti ospedalieri dove i pazienti sarebbero stati sedati di notte per far dormire il personale;
  • primari e dirigenti che facevano timbrare il cartellino da altri, risultando presenti mentre erano dal parrucchiere, dall’estetista o addirittura sul campo da golf;
  • concorsi interni truccatie coperture reciproche tra vertici sanitari.

Un quadro che racconta non solo un caso giudiziario, ma una crisi del controllo interno nel pubblico impiego.

Il badge, lo strumento nato per garantire trasparenza, diventa in molti casi un semplice alibi elettronico. Il sistema di rilevazione presenze registra, ma nessuno verifica se chi ha timbrato è davvero al proprio posto. È così che nascono i cosiddetti furbetti del cartellino, un fenomeno che non riguarda solo le piccole infedeltà quotidiane ma che mina la credibilità stessa dell’amministrazione pubblica. In contesti delicati come quello sanitario, un’uscita non autorizzata o una timbratura falsa possono tradursi in danni concreti per pazienti e cittadini.

Quando i controlli arrivano tardi: la cultura del “dopo”

L’aspetto più grave, tuttavia, è che tutto ciò accade in assenza di controlli preventivi efficaci. Gli uffici interni preposti alla vigilanza spesso non dispongono né delle competenze né dell’autonomia per indagare a fondo. La conseguenza è che i comportamenti scorretti emergono solo dopo mesi o anni, quando la magistratura apre un fascicolo e i fatti finiscono sui giornali. È la cultura del “dopo”, quella che trasforma la prevenzione in indignazione pubblica.

Eppure, gli strumenti per evitare che tutto questo accada esistono già.
La normativa italiana – in particolare l’articolo 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e il Decreto Ministeriale 269 del 2010 – prevede la possibilità per enti pubblici di affidare a investigatori privati indagini mirate su sospetti di assenteismo, abuso d’ufficio o falsificazione di presenze. Si tratta di professionisti regolarmente autorizzati dalla Prefettura, formati per condurre verifiche documentali, osservazioni dirette e controlli discreti nel pieno rispetto della legge e della privacy. Le loro relazioni hanno valore probatorio e possono essere utilizzate nei procedimenti disciplinari o penali.

Le indagini interne come strumento di trasparenza

Affidarsi a un investigatore privato non significa introdurre diffidenza, ma garantire trasparenza e tutela. Un controllo esterno e indipendente non danneggia il lavoratore onesto, ma lo protegge: perché chi opera correttamente non teme la verifica, mentre chi si approfitta della fiducia pubblica trova finalmente un limite certo. L’attività investigativa, se utilizzata in modo corretto, ha soprattutto un valore preventivo: serve a individuare anomalie, comportamenti sospetti o incongruenze nei dati prima che sfocino in uno scandalo o in un danno economico.

Nel caso dell’ASL TO4, un monitoraggio professionale – incrociando orari, accessi e comportamenti effettivi – avrebbe potuto intercettare subito le irregolarità, evitando anni di abusi e di mala gestione. È esattamente in situazioni come questa che le investigazioni private in ambito pubblico diventano uno strumento di buona amministrazione. La legge lo consente, la tecnologia lo rende possibile, e la trasparenza lo richiede.

Come operano gli investigatori nel rispetto della legge

Il lavoro dell’investigatore non sostituisce quello della magistratura, ma agisce prima, in modo riservato e documentato. È un presidio di legalità che il pubblico impiego dovrebbe imparare a considerare non come una minaccia, ma come un alleato della correttezza.
Perché un ente che sceglie di farsi controllare è un ente che ha deciso di essere credibile.
E la credibilità, nel servizio pubblico, è il primo dovere verso i cittadini.

Oggi la pubblica amministrazione tende a muoversi solo dopo lo scandalo, quando i media ne amplificano la portata e l’opinione pubblica chiede punizioni esemplari.
Ma una gestione moderna della cosa pubblica dovrebbe puntare su strumenti di controllo costanti, tecnici e professionali, che possano verificare comportamenti anomali in modo riservato e documentato.

Le investigazioni private — già integrate nel mondo aziendale — possono rappresentare, anche nel pubblico, una garanzia di efficienza amministrativa.
Laddove non arrivano le verifiche interne, può arrivare la competenza di chi fa del controllo un mestiere regolamentato.

Dalla repressione alla prevenzione: una nuova visione del controllo

Il caso dell’ASL TO4 è un monito.
Dietro ogni falsa timbratura o concorso truccato si nasconde una falla nel sistema di controllo, ma anche una possibilità di prevenzione.
Investire in investigazioni professionali non è una spesa, ma una forma di tutela collettiva:
tutela del denaro pubblico, del decoro istituzionale e, soprattutto, della fiducia dei cittadini.

Perché l’etica amministrativa non si costruisce solo con i regolamenti, ma anche con la certezza che qualcuno stia davvero vigilando.